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Cinque libri di antropologia di cinque case editrici diverse

Abbiamo selezionato qualche libro di antropologia a partire dalle collane delle case editrici presenti sul nostro catalogo, una piccola selezione per appassionati e interessati

L'antropologia è una delle discipline più adatte per studiare la contemporaneità

Cinque libri di antropologia di cinque case editrici diverse

L’antropologia culturale è una delle discipline più importanti per comprendere la contemporaneità. Sarebbe facile dire questo di molte altre discipline, ed in parte è così: abbiamo bisogno di molteplici strumenti e punti di vista per interpretare la realtà. Ma l’antropologia, intesa come riflessione e conversazione sul mondo, ci spinge a interrogarci sulle origini dei mutamenti sociali, sulle trasformazioni delle nostre abitudini e sulle conseguenze che queste trasformazioni possono portare nei gruppi sociali.

Una delle basi metodologiche dell’antropologia è l’osservazione partecipante. E se in questi mesi di pandemia è stato quasi impossibile approcciarsi liberamente alle ricerche situate e in presenza, è proprio in questo radicamento nell’esperienza sensoriale e nell’autoanalisi della propria posizione all’interno del contesto, che l’antropologia sembra essere un canale privilegiato per capire la nostra esistenza. Senza troppi giri di parole, l’antropologia ci piace e piace molto anche ai nostri editori, alcuni dei quali hanno dedicato specifiche collane a questi studi.
Ad esempio Eleuthera, che ha pubblicato le famose opere di Marc Augè, Pierre Clastres, David Graeber e che ogni anno pubblica nuove ricerche di voci contemporanee e ristampe di quelle che ormai possiamo considerare pietre miliari.

A Quodlibet va il merito di aver tradotto in italiano alcune ricerche alla base della svolta ontologica in antropologia, con l’antologia Metamorfosi. La svolta ontologica in antropologia e il libro che racchiude quattro preziose lezioni di Eduardo Viveiros De Castro: Prospettivismo cosmologico in Amazzonia ed altrove.

Seguono altre case editrici, come Milieu, Bordeaux, Exòrma, Tamu (nuovissima nel panorama delle case editrici indipendenti). Per esigenze di spazio non le abbiamo potute citare tutte, ma siamo fieri di averle dentro il progetto LibroStore.

Cnque libri di antropologia

In questo breve articolo vogliamo suggerirvi cinque titoli che abbiamo trovato nel catalogo. Non sono i più recenti né i più famosi, sono cinque titoli interessanti che possono rappresentare un po’ la varietà di temi trattati dall’antropologia e la varietà di case editrici che se ne occupano. Un piccolo grande sprone a indagare meglio i cataloghi e a trovarci dentro molte altre opere interessanti. Partiremo con un libro uscito da poco per una delle ultime e più recenti case editrici presenti sul nostro catalogo e seguiremo con le altre. Buon viaggio nell’antropologia.

Mediterraneo blues di Iain Chambers (Tamu)

Il blues del Mediterraneo è rap, elettronica, raï, rebetiko e trap, ed è la colonna sonora nelle metropoli del sud del mondo, dal Cairo a Nairobi passando per Napoli, in cui non esiste distinzione tra musiche autentiche e musiche importate. I suoni non rispettano i confini nazionali e portano con sé le tracce del colonialismo europeo, perché quella storia fa parte delle lingue e nei ritmi di oggi. L’obiettivo di questo libro piccolo saggio dedicato ai suoni è di mostrare una narrazione diversa, in cui il sud del mondo si rivela parte fondamentale della cosiddetta modernità fin dal suo inizio, e non elemento estraneo e sempre in ritardo, sempre indietro, rispetto al nord. Nei versi di Mahmood, nella chitarra elettrica dei Tinariwen, nel successo di Umm Kalthum e nelle ricerche sulla voce di Demetrio Stratos, è nascosto un invito a capire che non solo la musica, ma anche concetti come la cittadinanza e la democrazia viaggiano, vengono tradotti e trasformati. I suoni registrano questi percorsi e ci fanno ascoltare altre storie.

Uguali vs diversi. Universalismo e relativismo in antropologia di Giorgio De Finis (Bordeaux)

I saggi di questo volume ruotano tutti intorno alla questione (la potremmo definire una “damnata quaestio”) con la quale ciascun antropologo è chiamato a confrontarsi: quello della diversità delle culture umane. Non si tratta solo di sottolineare la molteplicità delle risposte degli uomini alle sollecitazioni del mondo, ma anche chiedersi fino a che punto tali risposte divengano esse stesse “mondo” e se, e come, tali mondi (all’interno dei quali nasciamo, cresciamo e moriamo) sono in grado di comunicare tra loro. Sono le culture esperibili da colui che ne è plasmato, che tipo di conoscenza è consentita a colui che ne è estraneo? Occorre, affinché la reciproca comprensione sia possibile, un substrato comune; o l’alterità è, in fondo, sempre un prodotto della nostra immaginazione?

L'antropologia del mondo contemporaneo di Marc Augé e Jean-Paul Colleyn (Elèuthera)

Dalla possessione rituale alla Silicon Valley, l'antropologia ha oggi dilatato il campo di osservazione, ridefinendo il suo quadro concettuale e i suoi approcci metodologici. Il compito dell'antropologo non è più quello di mettersi alla ricerca delle origini o scoprire paradisi perduti per colmare le lacune dell'atlante umano mondiale, bensì quello di proporre un'analisi critica delle modalità di espressione culturale all'interno dei contesti storici che danno loro senso. Questo libretto agile e rigoroso ci invita così a seguire il lavoro dell'antropologo dalla scelta dell'oggetto di studio fino alla ricerca sul campo e alla stessa scrittura dei risultati. Un breviario quanto mai utile che ci consente non solo di cogliere il nuovo volto dell'antropologia culturale, strappandola ai luoghi comuni di cui è spesso vittima, ma anche di osservare la realtà che ci circonda con occhi diversi, in grado di riconoscere la pluralità delle culture e al contempo le differenze interne alle singole culture. Prefazione di Marco Aime.

Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù di Andrea Staid (Milieu)

Muratori, badanti, manovali, contadini e attivisti politici. Le nostre braccia al lavoro. Le braccia dei migranti che formano le fila dei nuovi schiavi, non sono semplicemente i cardini sui cui poggia il benessere delle società privilegiate. Sono ossa e muscoli di donne e uomini che viaggiano per cambiare la loro vita. Le barriere vengono aggirate, gli ostacoli rimossi a fatica, gli individui s'incontrano e si mescolano in una babele di lingue e culture. Il meticciato è l'elemento fondamentale per oltrepassare la nozione stessa di identità, la principale minaccia che si contrappone alla riscoperta della ricchezza delle differenze. In un mondo scosso da tensioni epocali, l'impatto di questo fenomeno è crescente, studiarne le dinamiche significa comprendere le crisi e le possibilità delta civiltà contemporanea in cui. mai come adesso, è necessario il dialogo, l'apertura allo scambio, l'interazione positiva, il cambiamento.

Design e antropologia. Riflessioni di un non addetto ai lavori di Gian Piero Frassinelli, a cura di G. Bombaci (Quodlibet)

Gian Piero Frassinelli si è interessato, sin dagli anni universitari, all’analisi dell’architettura nell’ottica dell’antropologia culturale. Da membro del Superstudio, il celebre gruppo fiorentino, ha introdotto l’antropologia come disciplina di stimolo per l’architettura e per il design radicale, specie negli ultimi lavori, dedicati alla Cultura materiale extraurbana e volti a una radicale critica del funzionalismo. Più di recente è tornato sull’argomento in una serie di lezioni, qui raccolte e riviste in modo organico. Frassinelli si dedica inizialmente all’analisi pre-progettuale e alla definizione del design e dei problemi etici che solleva, per passare poi in rassegna una «galassia di oggetti», dalla bottiglia di birra alla tavoletta di cioccolata fino alla bomba a mano (oggetti con caratteristiche fisiche simili, ma destinati a un uso profondamente diverso), dagli utensili degli aborigeni ai modelli matematici ed economici, concludendo con la rivalutazione di un designer oggi dimenticato, ma attualissimo, Victor Papanek.