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Le librerie indipendenti come spazi per resistere

In tutto il mondo le librerie occupano quella crepa tra libertà e diritti civili

Da Gaza a Hong Kong, passando per gli Stati Uniti, esempi virtuosi di quello che sono e possono continuare ad essere le librerie indipendenti

Le librerie indipendenti come spazi per resistere

 In un interessante articolo uscito oggi sul Il Manifesto, la scrittrice e giornalista Maria Teresa Carbone ci accompagna lungo una panoramica delle librerie che in diversi punti del mondo diventano spazi di libertà, addirittura di resistenza. In Cina come a Gaza, e anche se la situazione italiana presenta particolarità ed elementi diversi, ci sentiamo di associare l’impegno svolto ogni giorno dai librai e dalle libraie indipendenti a quello messo in campo da colleghi e colleghe in altre parti del mondo, dove le libertà e le condizioni sono ancora più stringenti e soffocanti.

L’articolo attacca con una domanda:

Quale sarà il ruolo di questi luoghi nei prossimi decenni, anche tenendo conto dei cambiamenti già intervenuti nell’industria editoriale come nella pratica della lettura?

Immaginarsi le librerie tra venti o trent’anni è una buona pratica di immaginazione. La loro esistenza o dissoluzione non è facile da focalizzare, se pensiamo ai più recenti cambiamenti. Ma senza andare troppo oltre la Carbone ci invita a restare ancorati al presente, a quanto già viene agito da questi presidi culturali e di salute pubblica, come ormai sempre più spesso vengono definiti. Per farlo ci racconta del milione di dollari distribuito a 115 librerie indipendenti statunitensi al centro dell’iniziativa della Book Industry Charitable Foundation all’interno del programma Surivive To Thrive, ideato da John Ingram. Lo scopo è quello di sostenere le librerie locali per aiutare la comunità a superare la crisi pandemica.

Dagli Stati Uniti il focus si sposta a Gaza. Maria Teresa Carbone riporta le parole di Alison Food, che sul Guardian fotografa l’impegno rivolto verso una delle più grandi librerie di Gaza, la Samir Mansour, distrutta a maggio dagli attacchi israeliani. Donazioni di libri e denaro giunte da tutto il mondo sono finalizzate a sostenere la ricostruzione, non solo della libreria in sé, come edifico e concreta presenza, ma di ciò che rappresentava come spazio di legami e di confronti.

Gli avvocati specializzati nella difesa dei diritti civili, Clive Stafford Smith e Mahvish Rukhsana, hanno avviato la campagna di fundraising che ha reso tutto ciò possibile perché:

«anche se le bombe sulla libreria non sono state la tragedia peggiore per Gaza, hanno inferto un attacco al sapere della comunità».

Samir Mansour era un luogo in cui i visitatori e le visitatrici potevano soffermarsi a bere un tè, sfogliando un libro senza obbligo di acquisto. Proprio per questo la raccolta fondi vuole oltre a finanziare la libreria servirà per costruirle accanto un centro culturale, dotato di una biblioteca permanente.

Le librerie indipendenti in Cina

In questi giorni le librerie indipendenti sono al centro del dibattito anche in Cina. Le realtà presenti a Hong Kong, nei giorni della sospensione delle pubblicazioni del quotidiano Apple Daily, stanno tentando di preservare e diffondere visioni molteplici. Alcune librerie, riporta l’articolo, offrono a lettrici e lettori la possibilità di accedere a un catalogo di titoli che sono attualmente introvabili nelle biblioteche pubbliche.

Una di queste, Book Punch, nata dopo la legge sulla sicurezza nazionale voluta da Pechino in seguito alle proteste antigovernative dell’anno precedente, cerca di percorrere la tortuosa strada della resistenza. Come ha dichiarato il fondatore Pong Yat Ming:

Ho aperto la libreria perché non volevo che Hong Kong tacesse sotto la pressione… Il movimento ha cambiato il modo in cui le persone leggono e il valore che danno ai libri, e io vorrei che emergesse questa energia, questo desiderio di cambiamento attraverso la lettura

Non si tratta dell’unica libreria di Hong Kong che tenta di evadere dalle stringenti maglie previste dal governo. Molte librerie propongono scelte editoriali ai limiti della legalità.

Si cerca di condurre le attività senza infrangere la legge. Non tutti sono disposti a scendere a compromessi. Ad esempio Sharon Chan, proprietaria della piccola Mount Zero, mantiene posizioni nette e ospita anche autori e autrici considerati politicamente controversi.

Penso che i clienti vedano la mia libreria come uno spazio dove si sentono al sicuro e trovano persone che la pensano come loro»

Così ha dichiarato Chan, anche se si deve attendere per comprendere quanto a lungo potrà essere così.